Il ritorno di Commodore
Il marchio che una volta significava rivoluzione ora si limita a riempire il mercato di gadget con il logo di un’epoca passata. Un nuovo Commodore 64, più lucido, più costoso, ma sostanzialmente lo stesso blocco di plastica che già sapevamo essere destinato a diventare un cimelio. L’ennesimo tentativo di vendere nostalgia come innovazione.
Il risultato è un telefono che si vanta di una fotocamera da 48 MP e di un DAC audiophile, ma che nasconde al suo interno chip di aziende legate a un passato che non è più. SID ringtones, FM radio “senza algoritmi”, promesse di “musica senza abbonamenti”. Un mostro di cui si poteva fare a meno, perché la semplice etichetta non trasforma un dispositivo in qualcosa di significativo. Bastano pochi dettagli tecnici per capire che il vero valore è stato sostituito da una copertina vintage.
Il mercato non ha bisogno di un altro oggetto brandizzato; ha bisogno di veri investimenti in ricerca, non di un riutilizzo di loghi. L’amore e la passione non si comprano con un’etichetta, si dimostrano con prodotti che vadano oltre la mera nostalgia.
dal vostro rafelai è tutto
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