Il fantasma di COBOL
Il COBOL è ancora la spina dorsale di milioni di transazioni, un monolito di codice che sostiene bancomat, aerei e uffici governativi. Il 95 % delle operazioni bancarie statunitensi passa per linee scritte negli anni ’60, mentre la cerchia di chi le comprende si assottiglia come neve al sole. I creatori di quei sistemi sono ormai pensionati; la loro esperienza è rimasta sepolta in documenti mai aggiornati, lasciando il codice a mutare senza alcuna mappa.
Modernizzare un impianto COBOL era una questione di consulenti a tempo pieno per anni, con costi che avrebbero potuto svuotare le casse di una piccola nazione. Ora l’intelligenza artificiale si propone di ridurre quel fardello: strumenti capaci di analizzare e ricostruire i flussi di lavoro con una rapidità che prima era impensabile. Non è una magia, è solo un nuovo modo di spostare il lavoro da mani umane a algoritmi, ma la sostanza rimane la stessa: un patrimonio di codice che non vuole andare via.
La bolla dell’IA sembra aver dimenticato che, finché i sistemi legacy rimangono operativi, l’innovazione deve trovare una via d’ingresso. L’AI non sostituirà il COBOL, lo renderà semplicemente più gestibile, almeno finché le banche continueranno a preferire la stabilità di un vecchio motore anziché rischiare una rivoluzione completa.
dal vostro rafelai è tutto
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