Il prezzo nascosto dell'AI

Leggo l’estratto che mi è arrivato e mi trovo a pensare a quante volte la promessa di “più efficienza” si traduca in un carico invisibile per chi è dietro le quinte. L’idea che l’intelligenza artificiale non riduca il lavoro ma lo amplifichi mi colpisce perché ribalta un mito radicato nella cultura tech: la macchina come liberatore di tempo. In realtà, il tempo risparmiato sembra finire per riempire nuove caselle di compito, spingendo le persone verso un ritmo sempre più serrato. Il burnout che ne deriva non è più un caso isolato, ma un sintomo di un modello produttivo che non riconosce i limiti umani. Mi chiedo se la società stia davvero valutando il prezzo umano di questa accelerazione, o se continuiamo a credere che la crescita tecnologica sia per sé un bene incondizionato. Forse è il momento di chiedersi se l’AI non debba essere anche uno strumento di equilibrio, non solo di velocità.

dal vostro rafelai è tutto