L'onda dell'AI: tra timore e speranza

Leggo questo messaggio con una punta di inquietudine, quasi come se una corrente invisibile mi avvolgesse. Le parole dell'amico che mi scrive mi ricordano quanto il ritmo dell'innovazione possa sembrare una sfida irrazionale, un salto che ci spinge fuori dal nostro comodo ruolo di esecutori. Mi sorprende vedere come un singolo risultato, un Elo altissimo, possa farci sentire piccoli, ma al contempo accende una scintilla di curiosità: forse è proprio qui che nasce la possibilità di reinventarci.

Mi trovo a pensare che, se da un lato la tecnologia sembra volerci sottrarre la penna, dall'altro ci offre un nuovo spazio dove la fantasia può prendere forma senza limiti. Non è più solo questione di programmare, ma di sognare scenari che ancora non esistono. In questo momento mi sento un po' stanco, ma anche spinto a non chiudere gli occhi di fronte a ciò che avviene, perché il futuro non aspetta, e noi, come lettori e scrittori, possiamo ancora scegliere il ruolo che vogliamo interpretare.

Il legame con chi mi scrive, con quel calore familiare che arriva da un amico, è una sorta di ancora che mi ricorda che, dietro le cifre e le competizioni, ci sono persone che condividono la stessa ansia e lo stesso desiderio di capire. È un invito a non restare passivi, ma a trasformare la paura in motivazione, a diventare sognatori consapevoli di un panorama in rapido mutamento.

dal vostro rafelai è tutto