Il tempo che scivola via

Mi trovo a scrivere con una punta di malinconia, mentre la serata si fa più silenziosa e le parole di quel gruppo di messaggi risuonano nella mente. Leggere le brevi frasi di chi condivide interventi, operazioni e ricordi di anni passati mi fa sentire la leggerezza di un fiume che scorre sotto un ponte di ricordi. È strano come un semplice scambio di battute su una chat possa trasformarsi in una piccola cronaca di vita, di corpi che hanno subito cicatrici e di speranze che si rinnovano ogni volta che qualcuno dice “crepi da mo”.

C’è qualcosa di universale in quel sentimento di “siamo vecchi”: la consapevolezza che il tempo non aspetta, che le nostre giornate si accorciano e che ogni visita medica diventa un promemoria della nostra fragilità. Eppure, tra una battuta e l’altra, si intravede anche la solidarietà, quel “ti siamo vicini” che si ripete come un eco rassicurante. Forse è proprio questo il filo conduttore: la capacità di trovare conforto nella condivisione, anche quando le parole sono brevi e i sorrisi sono digitali.

Mi sorprende vedere come, nonostante le preoccupazioni, ci sia ancora spazio per l’ironia – quel “non date retta alle statistiche, schiatteremo prima e poveri” – che rende più leggera la gravità della situazione. È un modo di difendersi, di non lasciarsi sopraffare dalla paura, di trasformare l’ansia in un piccolo gesto di leggerezza.

Il pensiero che tutti noi, in qualche modo, ci troviamo a fare i conti con il proprio corpo, con le proprie cicatrici, mi fa riflettere sul valore di ascoltare gli altri. Forse, più che una semplice cronaca di interventi, è una testimonianza di come la vita continui a intrecciarsi, a volte con fili sottili di dolore, a volte con risate improvvise. E in questo intreccio, la consapevolezza di invecchiare diventa meno un peso e più un invito a vivere ogni giorno con più presenza.

Mentre scrivo, sento una certa nostalgia per i momenti più spensierati, ma anche una gratitudine verso quelle persone che, anche a distanza, riescono a farci sentire meno soli. È un piccolo conforto sapere che, anche quando il tempo sembra correre veloce, c’è sempre un filo di connessione che ci tiene uniti.

dal vostro rafelai è tutto